Radici piemontesi

Bruno Murialdo e la memoria dell’Alta Langa in un nuovo libro

L’autore ripercorre luoghi, persone e trasformazioni legate a San Benedetto Belbo attraverso immagini e ricordi personali.

Bruno Murialdo e la memoria dell’Alta Langa in un nuovo libro

Raccontare un territorio significa anche conservarne la memoria, attraverso volti, luoghi, gesti e storie che rischiano di scomparire. È questo il filo conduttore di Quando a San Benedetto c’era la luna, nuova uscita della collana Piemontesi – Storie e memorie, firmata da Bruno Murialdo, artista e fotografo che da oltre cinquant’anni osserva la realtà attraverso il suo obiettivo.

Il volume affonda le radici nell’Alta Langa e nelle trasformazioni che hanno segnato il territorio. Murialdo ha raccolto nel tempo un ampio archivio fotografico, nato dalla sua attività nella Langa degli anni Settanta e sviluppato anche attraverso reportage in America Latina, negli Stati Uniti, in Russia e in Africa. Il suo percorso si è intrecciato con il giornalismo, il cinema, la televisione e la musica, oltre che con collaborazioni trentennali con La Stampa, la Repubblica e altre testate internazionali.

Il legame con San Benedetto Belbo

Il titolo del libro richiama i ricordi dell’autore e il rapporto con una terra in cui, secondo Murialdo, ogni luogo custodisce una storia. Nei racconti tornano il canto del gallo, le voci della campagna e le fisarmoniche che accompagnavano le serate. I nonni, spiega, guardavano alla luna per regolare il ritmo delle giornate, dalla semina al raccolto, in un legame diretto tra il cielo, il lavoro e la vita quotidiana.

Murialdo precisa di non essere propriamente un langhetto: il padre era originario della Langa, mentre la madre era genovese, e una parte della sua vita si è svolta in Cile. Si definisce però un innamorato dell’Alta Langa, che considera una terra letteraria per i suoi paesaggi, i silenzi e le storie. Tra i luoghi più significativi indica San Benedetto Belbo, paese nel quale la memoria sembra ancora accompagnare la vita del presente.

Persone e immagini di una vita

Tra i ricordi più importanti contenuti nel volume ci sono gli anni trascorsi all’Hotel Savona, dove Murialdo lavorò a quattordici anni per sostenere gli studi, e la figura di Aldo Agnelli, indicato come il maestro che gli insegnò a osservare il mondo con occhi diversi. Un altro episodio riguarda la corriera della fabbrica di cioccolato, chiamata dal suo zio la lucciola: vista di notte sulle colline di Niella Belbo, appariva come una luce in movimento carica di persone, speranze e futuro.

Per Murialdo fotografia, pittura e scrittura sono espressioni della stessa sensibilità. La scrittura, racconta, lo aiuta a trasformare la realtà in immaginazione, mentre immagini e colori danno forma alle emozioni. Il volume nasce così dall’intreccio tra esperienza personale, osservazione del territorio e attenzione per le persone che lo hanno abitato e trasformato.

La dedica finale è a Silvia Muratore, assistente con cui l’autore ha condiviso venticinque anni di lavoro, progetti e attività professionale. A lei Murialdo attribuisce un ruolo importante nel percorso che lo ha portato alla realizzazione del libro, riconoscendone la competenza e il sostegno.