Inchiesta ambientale

Discarica abusiva sulle sponde del Tanaro ad Alba

Gli accertamenti hanno rilevato sostanze pericolose nei terreni privi di impermeabilizzazione, con picchi fino a 300 volte i valori consentiti.

Discarica abusiva sulle sponde del Tanaro ad Alba

Un sistema organizzato di gestione illecita dei rifiuti, con un mercato parallelo per il recupero dei metalli e discariche abusive lungo le sponde del Tanaro, a poca distanza dal centro storico di Alba. È il quadro emerso dall’indagine Operazione Tanaro, coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti e condotta dai Carabinieri.

L’inchiesta, avviata nel 2024, ha coinvolto 21 persone, sette delle quali raggiunte da misure cautelari. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, la gestione illecita di rifiuti, la realizzazione di una discarica abusiva e la deturpazione di bellezze naturali.

Il recupero dei metalli come copertura

Le attività investigative sono state svolte dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba insieme al Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo. Secondo gli investigatori, alcuni degli indagati, titolari di ditte individuali o soci di cooperative formalmente attive nel recupero dei rottami, avrebbero utilizzato queste attività come copertura per lo smaltimento illegale.

Il campo nomadi Pinot Gallizio sarebbe stato trasformato in una base logistica abusiva, dove venivano introdotti rifiuti speciali privi di tracciabilità. Dai carichi sarebbero stati recuperati rame, ottone e ferro, destinati a un mercato parallelo. I materiali senza valore commerciale, invece, sarebbero stati abbandonati nei pressi delle abitazioni del campo o lungo le rive del fiume, all’interno di una fascia sottoposta a vincoli di tutela ambientale e vicina alle colline patrimonio Unesco.

Nelle prime ore del 27 ottobre, circa 30 militari dell’Arma sono intervenuti nel campo di Alba e in altre località della provincia di Cuneo per eseguire i provvedimenti, tra cui il divieto di dimora nel campo e il divieto di esercizio d’impresa. In una successiva attività, che ha impegnato circa 100 Carabinieri della componente territoriale e forestale, sono state sequestrate svariate tonnellate di rifiuti pericolosi e cumuli di metalli.

Le analisi sul terreno

Durante le perquisizioni sono stati trovati anche timbri aziendali che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per attestare falsi conferimenti di materiali, oltre a un kit professionale destinato alla contraffazione di targhe automobilistiche. Il quadro ambientale è stato definito particolarmente grave dopo i carotaggi e i campionamenti eseguiti con il supporto tecnico di Arpa Piemonte.

Nei terreni, privi di sistemi di impermeabilizzazione, sono stati individuati fusti corrosi contenenti sostanze oleose, carcasse e parti meccaniche non bonificate, batterie esauste al piombo, cavi bruciati e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche esposti agli agenti atmosferici. Le analisi di laboratorio hanno rilevato livelli di contaminazione fino a 300 volte oltre i limiti di legge, con concentrazioni elevate di idrocarburi pesanti, piombo, zinco, antimonio, cadmio e cromo.

Le aree contaminate e sette autocarri, ritenuti dagli investigatori utilizzati per i trasporti illegali, erano già stati sottoposti a sequestro preventivo il primo ottobre. Il 27 ottobre, infine, sette persone sono state raggiunte da misure cautelari personali nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Asti.