Si è chiusa nell’aula del giudice monocratico Elisabetta Meinardi, a Cuneo, l’istruttoria dibattimentale sul caso di una presunta truffa nata dalla vendita online di alcuni mobili usati. Il procedimento riguarda un episodio avvenuto il 18 marzo 2021, quando un uomo aveva pubblicato su Subito.it un annuncio per vendere un divano e due poltrone.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i potenziali acquirenti avrebbero convinto il venditore a seguire una procedura anomala per ricevere il pagamento. L’uomo sarebbe stato invitato a recarsi rapidamente a uno sportello bancomat e a digitare il proprio codice personale, con la spiegazione che quel passaggio fosse necessario per ottenere l’accredito della somma concordata.
Le ricariche sulle carte
La manovra avrebbe invece consentito di far confluire il denaro su carte Postepay ricaricabili. Gli importi contestati sono due: un primo versamento da mille euro e un secondo da 207 euro. La vicenda, partita da un annuncio per mobili, è così approdata davanti al tribunale.
Sono imputati una donna, M.H., 32 anni, di Udine, e due uomini: S.N., 53 anni, originario dell’ex Jugoslavia e residente a Udine, e D.P., 45 anni, di Gorizia. La difesa è rappresentata dagli avvocati Giulio Magliano e Antonio Maiorano.
La testimonianza in aula
Nel procedimento era stata coinvolta anche una quarta donna, S.I., 25 anni, triestina, che ha scelto il rito abbreviato. Dopo la condanna in primo grado, la sua posizione è ora pendente in Appello. La giovane è stata ascoltata oggi e la sua deposizione è stata indicata dall’accusa come un elemento di rilievo.
La testimone ha riferito di avere attivato tre carte Postepay perché aveva bisogno di denaro e di essere stata messa in contatto con una delle imputate, già sua amica. In un primo momento, secondo il suo racconto, le sarebbe stato detto che le carte servivano per effettuare acquisti destinati a bambini e che non ci sarebbe stato nulla di illecito. Solo in seguito avrebbe compreso, a suo dire, che potevano essere utilizzate per truffe. La donna ha inoltre dichiarato che le era stato chiesto di trovare altre persone disponibili ad attivare ulteriori carte, ma di non avere fatto altro.
Gli investigatori della Polizia postale sarebbero risaliti alla sua identità attraverso alcune conversazioni scambiate su Facebook. Le chat avrebbero rappresentato il collegamento tra la giovane e le persone coinvolte nella vicenda sottoposta al giudizio.
Conclusa la fase istruttoria, il processo è stato rinviato al 13 febbraio. In quella data sono previste la requisitoria del pubblico ministero Luigi Dentis e le arringhe dei difensori. Al termine delle discussioni, il giudice Meinardi potrebbe ritirarsi in camera di consiglio per decidere sulla sentenza.