In occasione della XIX domenica del tempo ordinario, don Luciano Condina, sacerdote dell’Arcidiocesi di Vercelli, commenta il Vangelo che narra l’episodio di Gesù che cammina sulle acque. Il brano evangelico, tratto da Matteo 14,22-33, inizia con la folla che, dopo aver mangiato, viene congedata da Gesù, il quale chiede ai discepoli di salire su una barca e di precederlo sull’altra riva. Questo passaggio rappresenta una fase di preparazione, dove i discepoli ricevono le forze necessarie per affrontare la futura tempesta, simbolo delle sfide della vita.
Don Condina sottolinea come il verbo ‘costringere’ utilizzato nel Vangelo indichi un’azione forte, che non solo implica un invito, ma quasi una chiamata a superare le proprie paure. Nonostante la notte buia e la tempesta che si profila, i discepoli sono spinti a начали affrontare l’ignoto. La presenza di quattro discepoli, pescatori esperti, rende la scena ancora più drammatica, poiché si trovano a fronteggiare il rischio di perdere la propria vita in mare.
Una lezione di fede
Questa vicenda si configura come un vero e proprio percorso di iniziazione. Nella tempesta, i discepoli devono confrontarsi con le loro paure, in un processo di scoperta che li porterà a comprendere la grandezza di Dio. Gesù, ritiratosi in preghiera, si fa poi presente in un modo miracoloso, camminando sull’acqua, per rassicurare i suoi discepoli, affermando: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».
Don Condina evidenzia che le paure fondamentali di ognuno di noi possono essere affrontate solo attraverso la fede. Cristo ci invita a riconoscerlo nel mezzo delle nostre difficoltà, facendoci comprendere che, anche in quelle circostanze che sembrano insormontabili, Egli ci offre la possibilità di emergere e di “camminare” sopra di esse, piuttosto che affondare. In questo contesto, l’episodio di Pietro diventa emblematico: finché il discepolo rivolge lo sguardo a Gesù, riesce a restare sulla superficie delle acque; quando invece si lascia sopraffare dalla paura, affonda.
Un messaggio di speranza
Gesù utilizza l’espressione “Sono io”, un chiaro richiamo al nome divino rivelato a Mosè, per rassicurare i suoi discepoli. Questa affermazione rappresenta un invito a rimanere fermi nella fede, anche quando le tempeste della vita si fanno più forti. Don Condina conclude la sua riflessione sottolineando che è fondamentale continuare a guardare a Cristo, poiché solo così possiamo affrontare le incertezze della nostra esistenza senza perdere la speranza di giungere alla meta desiderata.