Atti giudiziari

Davico nelle carte dell’inchiesta sul futuro politico di Ranucci

L'ex parlamentare non è indagato: figura come tramite per misurare la notorietà del giornalista Rai

Davico nelle carte dell’inchiesta sul futuro politico di Ranucci

C’è anche un nome legato alla provincia di Cuneo nelle carte dell’inchiesta che ruota attorno a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e alla vicenda dell’attentato davanti alla sua abitazione. Si tratta di Michelino Davico, ex senatore ed ex sottosegretario all’Interno originario di Bra, citato negli atti per il suo ruolo di intermediario in un sondaggio sul possibile ingresso del giornalista in politica.

La posizione dell’ex parlamentare viene distinta da quella dell’indagato al centro dell’inchiesta. Davico non è indagato e, per quanto emerge dagli atti riportati, nei suoi confronti non risultano contestazioni penali. Il suo nome compare nelle conversazioni e nella documentazione acquisita dagli investigatori in relazione ai rapporti con Valter Lavitola, al quale sarebbe stato legato da un rapporto di amicizia.

Il sondaggio sul futuro politico

Il passaggio riguarda una ricerca commissionata alla società Izi, intitolata Studio sul potenziale elettorale, immagine e credibilità politica di Sigfrido Ranucci. Secondo la ricostruzione contenuta nelle carte, l’obiettivo era valutare la notorietà del conduttore e il suo eventuale potenziale elettorale nel caso di una candidatura.

Negli atti vengono citati documenti, proposte tecnico-economiche e messaggi scambiati su WhatsApp. In particolare, viene richiamato un messaggio del 6 luglio accompagnato dal file relativo allo studio preparato per Izi. La documentazione contiene anche le osservazioni di un ricercatore sulla formulazione del questionario e sulla necessità di misurare correttamente la notorietà spontanea del giornalista.

Il sondaggio, considerato singolarmente, aveva natura tecnica. Nel quadro dell’inchiesta, però, assume un significato più ampio: secondo quanto riportato nell’ordinanza, Lavitola avrebbe cercato di convincere Ranucci a lasciare la conduzione di Report e a valutare un percorso politico. La ricerca sarebbe servita a verificare la consistenza di una possibile candidatura.

Ranucci, commentando la vicenda, ha sostenuto che l’obiettivo di Lavitola fosse quello di allontanarlo dalla trasmissione e ha ribadito di considerarsi parte lesa nell’inchiesta. Le ricostruzioni riportate negli atti collegano quindi il sondaggio non soltanto alla notorietà del conduttore, ma anche alle pressioni e ai rapporti esaminati dagli investigatori.

Dalla politica braidese al Senato

La presenza di Davico nella vicenda richiama una carriera politica iniziata a Bra. Negli anni Novanta venne eletto consigliere comunale per la Lega Nord e, tra il 1993 e il 1995, ricoprì gli incarichi di assessore e vicepresidente del Consiglio comunale. Nel 2004 si candidò a sindaco e in seguito tornò nell’amministrazione cittadina come assessore alla Cultura, al Turismo e all’Istruzione, ruolo mantenuto fino al 2009.

Nel 2006 arrivò l’elezione al Senato nella circoscrizione Piemonte, sempre con la Lega Nord, seguita dalla riconferma nel 2008. Durante il quarto governo Berlusconi fu sottosegretario all’Interno al fianco del ministro Roberto Maroni, incarico ricoperto dal 2008 al 2011.

La sua successiva esperienza parlamentare fu caratterizzata dal passaggio tra diversi gruppi politici. Nel 2013, dopo una nuova elezione al Senato con la Lega, votò la fiducia al governo di Enrico Letta in dissenso dal proprio gruppo e lasciò il partito. Passò quindi a Grandi Autonomie e Libertà, poi all’Italia dei Valori e ai Moderati di Giacomo Portas. Nel 2017 aderì a Federazione della Libertà, formazione di centrodestra della quale divenne tesoriere.

Terminata l’esperienza parlamentare, Davico rimase attivo nella politica piemontese e dal 2021 al 2023 fu coordinatore regionale di Noi con l’Italia. La sua storia, raccontata anche nel libro Senza Casta pubblicato nel 2017, torna ora nelle cronache per il collegamento con il sondaggio sul possibile futuro politico di Ranucci. Resta da chiarire, nell’ambito dell’inchiesta, quale fosse l’obiettivo concreto dell’iniziativa e perché l’ex senatore sia stato coinvolto nella sua elaborazione.