Memoria domestica

Un piccolo museo privato racconta la storia degli oggetti quotidiani

Armando Vavuso e Grazia Briatore custodiscono utensili, giochi e strumenti d’altri tempi raccolti attraverso anni di ricerche nei mercatini.

Un piccolo museo privato racconta la storia degli oggetti quotidiani

Nel cuore di Mondovì Piazza, Armando Vavuso e Grazia Briatore custodiscono una raccolta privata che riunisce oggetti appartenuti alla vita quotidiana di altre epoche. Il loro piccolo magazzino-museo, nato da anni di ricerche e acquisti nei mercatini dell’antiquariato, conserva strumenti, giochi e utensili che raccontano il cambiamento delle abitudini e dei modi di vivere.

La collezione è stata mostrata in occasione dei giorni in cui il rione ospita la Mostra dell’Artigianato Artistico. Al centro dello spazio, dietro una porta di legno, campeggia la scritta C’era una volta…, un richiamo al valore dei ricordi raccolti negli anni. I proprietari spiegano di essere sempre stati attratti dagli oggetti particolari, difficili da trovare e capaci di portare con sé una storia.

Oggetti di uso quotidiano

Gli articoli sono disposti sugli scaffali e suddivisi per tipologia, con targhette scritte a mano. Tra i pezzi esposti c’è un televisore con radio incorporata, apparecchio che permetteva di seguire soltanto due canali in bianco e nero e che risulta ancora funzionante. Accanto si trovano un calciobalilla in legno e ferro, un macina noce moscata, pennini utilizzati a scuola, particolari bastoni da passeggio e una camera delle bambole.

Una sezione è dedicata agli strumenti impiegati nelle farmacie, mentre altri angoli ospitano oggetti ormai poco riconoscibili per chi non ne ha conosciuto l’uso. Nel complesso, la raccolta restituisce uno spaccato di un passato in cui molti strumenti erano progettati per durare e venivano riparati quando si guastavano, invece di essere sostituiti.

La riparazione prima della sostituzione

Tra i manufatti più curiosi figurano una macchina per ricucire le calze di nylon e un attrezzo destinato ad aggiustare i piatti di ceramica. Quest’ultimo veniva utilizzato dal conzapiatti, un artigiano specializzato nella riparazione delle stoviglie danneggiate.

Il procedimento prevedeva la realizzazione di piccoli fori ai lati della frattura. Attraverso le aperture passavano sottili fili di ferro, utilizzati per tenere insieme i frammenti; le fessure venivano poi sigillate con impasti cementanti o mastice. In questo modo il piatto poteva tornare a essere utilizzato.

La raccolta di Vavuso e Briatore è uno spazio privato e non aperto al pubblico. La visita è stata possibile grazie alla disponibilità dei proprietari e offre una testimonianza sul tempo che passa, sulle tecniche artigianali e sulla trasformazione delle abitudini domestiche.