Ricorre il 18 agosto l’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla, ricordata come la più grave strage di civili italiani in tempo di pace. La tragedia avvenne sulla spiaggia di Pola, dove numerose famiglie si erano riunite per assistere alle tradizionali gare di nuoto organizzate dalla società Pietas Julia.
Durante la manifestazione, l’esplosione di diversi ordigni bellici provocò una strage. Le ricostruzioni storiografiche parlano di oltre cento vittime accertate, in gran parte bambini. L’episodio segnò profondamente la comunità italiana del territorio e rimane una delle pagine più drammatiche della storia del confine orientale.
Il sacrificio del dottor Micheletti
Tra le figure simbolo di quella giornata c’è il dottor Geppino Micheletti. Il medico, dopo aver appreso che nell’esplosione erano morti i suoi due figli, di 5 e 9 anni, continuò a lavorare senza interruzione per oltre 24 ore all’ospedale di Pola. Il suo intervento consentì di salvare decine di persone ferite nella deflagrazione.
Per quell’impegno gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile. La sua vicenda è diventata uno dei simboli della tragedia di Vergarolla e della dedizione di quanti prestarono soccorso alle vittime nonostante il dolore personale.
Il ricordo in provincia di Cuneo
La strage rappresentò anche un punto di svolta nel clima di terrore che accompagnò l’esodo giuliano-dalmata. Secondo i dati richiamati nel ricordo, oltre 350.000 italiani furono costretti ad abbandonare le terre d’origine, lasciando luoghi, abitazioni e legami familiari.
In provincia di Cuneo il Comitato 10 Febbraio ha promosso un omaggio alle vittime attraverso la deposizione di rose presso monumenti, vie, piazze e panchine dedicate a chi fu colpito dalle foibe e dall’esodo. Un gesto simbolico per mantenere vivo il ricordo di quanti persero la vita, la propria terra e i propri cari.