Occupazione digitale

Smart working, il Piemonte tra le regioni più soddisfatte

Un’indagine fotografa produttività, flessibilità, uso dell’intelligenza artificiale e timori legati al futuro professionale

Smart working, il Piemonte tra le regioni più soddisfatte

Il 61,2% dei lavoratori piemontesi coinvolti in una ricerca sul lavoro a distanza afferma di rendere meglio da remoto rispetto all’ufficio. Il dato colloca il Piemonte al secondo posto tra le regioni italiane analizzate, alle spalle della Puglia, ferma al 62,9%, e davanti a Veneto, Lazio e Lombardia.

Lo studio è stato realizzato da iGaming.com sulla base di un sondaggio Censuswide rivolto a persone che lavorano da remoto o prevalentemente da remoto. In Piemonte soltanto il 3,5% degli intervistati dichiara di lavorare peggio a distanza: si tratta del valore più basso rilevato nel confronto territoriale.

Flessibilità e produttività

La regione registra anche il dato più alto per la gestione flessibile dell’orario. Il 57,6% dei lavoratori sostiene di poter organizzare la propria giornata entro determinati limiti, una quota superiore a quella di Emilia-Romagna e Campania. La giornata media comprende 8,31 ore online, 5,88 ore considerate produttive e 3,17 ore dedicate a riunioni o videochiamate.

Secondo la ricerca, il 64,7% degli intervistati piemontesi si sente più concentrato e produttivo sempre o spesso durante il lavoro a distanza. Il dato è pari a quello del Lazio e inferiore soltanto a quello della Sicilia. Anche le principali criticità risultano meno frequenti: il 4,7% segnala difficoltà di collaborazione, il 5,9% riferisce isolamento e il 10,6% si sente disconnesso dalla cultura aziendale.

L’intelligenza artificiale consente di risparmiare in media 73,1 minuti al giorno. Tra chi dichiara di concludere prima le attività grazie a questi strumenti, il 38,6% utilizza il tempo recuperato per svolgere altro lavoro, il 37,1% per la formazione o lo sviluppo professionale e il 28,6% per pause o riposo. La quota destinata alla formazione è la seconda più alta tra quelle regionali.

Malattia, controlli e prospettive

Lo studio evidenzia però anche il fenomeno del presenteismo digitale. Il 50,6% dei piemontesi afferma di lavorare di più quando sta male da quando opera da remoto, mentre il 36,5% dichiara di prendere meno giorni ufficiali di malattia rispetto al lavoro in ufficio. Il 25,9% continua a lavorare alla scrivania mantenendo una produttività normale: è la percentuale più alta del confronto.

Il 45,9% degli intervistati segnala inoltre forme di monitoraggio aziendale. Tra le persone sottoposte a controllo, il 35,9% cita strumenti che verificano l’attività di mouse o tastiera; la stessa percentuale indica check-in, riunioni di aggiornamento o software per il monitoraggio del tempo. L’effetto emotivo più riferito è l’indifferenza, indicata dal 32,9%.

Guardando al futuro, il 36,5% esprime preoccupazione per l’intelligenza artificiale e l’automazione, mentre il 28,2% teme un ritorno obbligatorio in ufficio. La stessa quota indica come rischio la concorrenza di lavoratori di Paesi con costi più bassi, il valore più contenuto tra le aree considerate.

Il 56,5% degli intervistati ritiene che gli uffici continueranno a esistere come hub flessibili, con presenza opzionale. È la quota più alta emersa dall’indagine. Soltanto il 10,6% prevede invece un ritorno generalizzato alle modalità organizzative precedenti al 2020.