Filiera agricola

Il vino piemontese punta su innovazione e nuove strategie

A Pollenzo gli operatori delineano obiettivi decennali tra ricerca, mercati emergenti e adattamento climatico

Il vino piemontese punta su innovazione e nuove strategie

Il comparto vitivinicolo piemontese si trova davanti a una fase di trasformazione segnata dal calo dei consumi, dai cambiamenti nelle abitudini d’acquisto, dalle tensioni geopolitiche e dagli effetti del cambiamento climatico. Per affrontarla, servono programmazione, collaborazione lungo la filiera e strumenti capaci di accompagnare le imprese nel medio e lungo periodo.

È il quadro emerso dagli Stati Generali del Vino, convocati a Pollenzo da Cia Agricoltori italiani di Piemonte e Valle d’Aosta. L’incontro, ospitato dall’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca, delle organizzazioni professionali e delle aziende per discutere le prospettive del settore almeno per i prossimi dieci anni.

Consumi in calo e nuove opportunità

In apertura, il presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d’Aosta, Gabriele Carenini, ha descritto una viticoltura chiamata a superare una fase complessa. L’obiettivo, ha spiegato, non è soltanto difendere i risultati raggiunti, ma ripianificare lo sviluppo con scelte condivise e una visione più ampia rispetto alle emergenze del momento.

Tiziana Sarnari, responsabile dell’Ufficio Indicazioni Geografiche di Ismea, ha presentato i principali dati sul comparto. L’Italia mantiene la leadership mondiale nella produzione vitivinicola e nell’export in volume, ma deve fare i conti con una contrazione strutturale dei consumi e della produzione globale. Crescono i vini bianchi, gli spumanti e le produzioni a indicazione geografica, mentre aumentano le pressioni competitive sui prodotti di fascia media.

Il Piemonte è la seconda regione italiana per valore economico delle Indicazioni Geografiche, con circa 1,8 miliardi di euro. Secondo l’analisi di Ismea, tra le opportunità figurano l’enoturismo, la vendita diretta, la costruzione di esperienze legate al territorio e una comunicazione più efficace verso le generazioni più giovani. La riduzione della produzione, è stato sottolineato, dovrà essere governata attraverso strategie adeguate.

Ricerca, sostenibilità e mercati

Il tema dell’innovazione è stato affrontato da Michele Fino, docente dell’Università di Pollenzo, che ha illustrato le potenzialità delle Tecniche di Evoluzione Assistita, considerate uno strumento per aumentare la resilienza della viticoltura. Il docente ha parlato anche delle sperimentazioni sui vini dealcolati e a bassa gradazione, sostenendo la necessità di promuovere un consumo consapevole attraverso il principio del bere meno ma meglio.

Domenico Mastrogiovanni, responsabile nazionale di settore di Cia, ha richiamato l’esigenza di una capacità di adattamento profonda. Nel suo intervento ha citato il Pacchetto Vino promosso dall’organizzazione, la valorizzazione dell’enoturismo e le opportunità legate alla riforma delle Indicazioni Geografiche. La linea indicata è quella di un’evoluzione del sistema, senza una rottura radicale, per attrarre nuovi consumatori e utilizzare strumenti di ricerca innovativi.

Dal fronte istituzionale, Paolo Balocco, della Direzione Agricoltura della Regione Piemonte, ha ricordato il percorso che ha portato il vino regionale a rafforzarsi sui mercati internazionali grazie alle politiche orientate alla qualità. Ha inoltre annunciato l’avvio di un Osservatorio regionale sulla viticoltura, destinato a integrare dati provenienti da diversi enti e a fornire analisi e modelli previsionali utili alle decisioni delle imprese.

Nel dibattito sono stati indicati anche i nodi legati alla burocrazia, alla rigidità di alcuni strumenti normativi, alla programmazione degli impianti e al ruolo delle cooperative e delle cantine sociali. Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land, ha richiamato le difficoltà dell’Asti sui mercati internazionali e il progressivo venir meno del consumo quotidiano nelle famiglie, indicando la necessità di guardare anche a Paesi emergenti come Brasile, Thailandia, Vietnam e Filippine.

A chiudere i lavori è stato il presidente nazionale di Cia Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha invitato il settore a mantenere l’attenzione sia sui mercati storici sia sulle nuove destinazioni. Fini ha sottolineato l’importanza delle risorse dell’Ocm Vino e del futuro della Politica Agricola Comune, oltre alla necessità di comunicare meglio il legame tra vino, territorio, cultura, qualità ed enoturismo. Ha infine confermato il sostegno alle Tecniche di Evoluzione Assistita e alle prospettive dei vini a bassa gradazione alcolica.