Sentenza giudiziaria

Clavesana, condannati i due titolari dell’agriturismo

Sei mesi di reclusione convertiti in 9mila euro dopo il mancato accesso durante un’ispezione a sorpresa.

Clavesana, condannati i due titolari dell’agriturismo

Sono stati condannati dal Tribunale di Cuneo i due ex titolari di un agriturismo con affittacamere di Clavesana che, il 13 luglio 2023, avevano impedito l’accesso a una verifica a sorpresa. Il giudice Sandro Cavallo ha inflitto a entrambi sei mesi di reclusione, convertiti in una sanzione pecuniaria di 9mila euro ciascuno.

La verifica davanti al cancello

Il controllo avrebbe dovuto essere svolto congiuntamente dai Carabinieri della Stazione di Carrù, dai militari del Nas di Alessandria, dal Nucleo ispettorato del lavoro e dal personale dell’Asl. Gli accertamenti riguardavano, per le rispettive competenze, gli aspetti amministrativi, igienico-sanitari e la sicurezza sul lavoro.

Secondo quanto ricostruito nel corso dell’udienza, l’ispezione si fermò davanti al cancello della struttura. I due imputati non avrebbero consentito l’ingresso agli operatori, sostenendo inizialmente che all’interno non vi fossero clienti, ma soltanto amici e conoscenti. Un carabiniere del Nas ha riferito che la donna avrebbe poi parlato di pochi clienti presenti, aggiungendo che non dovevano essere disturbati.

Lo stesso militare ha dichiarato che la donna si sarebbe rifiutata di consegnare un documento d’identità, mostrando invece un certificato nel quale affermava di non credere nelle istituzioni. L’identificazione sarebbe stata effettuata con l’aiuto dei Carabinieri di Carrù, che la conoscevano. L’altro imputato, invece, si sarebbe presentato come lo chef della struttura e avrebbe sostenuto di non poter aprire perché non titolare. In seguito, secondo l’accusa, sarebbe emerso che era il marito della donna e che non risultava assunto con quella mansione.

Durante il primo intervento non ci furono violenze né minacce. I due rimasero dietro il cancello e, secondo la testimonianza, permisero l’ingresso a un’auto con a bordo una donna straniera, ma non agli ispettori. Un secondo sopralluogo si svolse nell’ottobre dello stesso anno, dopo che la divisione amministrativa della Questura aveva contattato la titolare per concordare giorno e ora. In quella circostanza il controllo fu eseguito senza problemi e riguardò anche le presenze degli ospiti.

Le richieste delle parti

Il pubblico ministero Luigi Dentis ha sostenuto che fosse stata raggiunta la prova dell’impedimento del controllo, sottolineando la differenza tra l’ispezione a sorpresa, bloccata davanti al cancello, e quella successiva, concordata con la struttura. La Procura aveva chiesto un anno e tre mesi di reclusione, senza attenuanti né benefici.

I difensori hanno evidenziato l’assenza di minacce o violenza e hanno definito il fatto non grave, contestando inoltre che il secondo sopralluogo fosse stato effettivamente concordato. La difesa aveva chiesto il riconoscimento della particolare tenuità del fatto o, in subordine, il minimo della pena con sospensione e non menzione. Il giudice ha infine disposto la condanna a sei mesi, sostituiti dalla sanzione pecuniaria per ciascun imputato.