Ricorrenze religiose

Ognissanti tra storia, fede e tradizioni della Granda

Il percorso della festività dal passato alle consuetudini piemontesi, tra preghiere, cimiteri e sapori langaroli

Ognissanti tra storia, fede e tradizioni della Granda

Il 1° novembre la Chiesa cattolica celebra la solennità di Tutti i Santi, conosciuta anche come Ognissanti. La ricorrenza è festiva anche sul piano civile e apre il periodo dedicato al ricordo dei defunti, che culmina il giorno successivo con la commemorazione del 2 novembre.

Le origini della festa risalgono al VII secolo. Nel 609 papa Bonifacio IV trasformò il Pantheon di Roma in un santuario cristiano, consacrandolo alla Madre di Dio e a tutti i santi martiri. In quella fase la celebrazione di tutti i martiri cadeva il 13 maggio. Papa Gregorio III scelse poi il 1° novembre, collegandolo all’anniversario della consacrazione di una cappella nella basilica di San Pietro, destinata a custodire le reliquie dei santi apostoli, dei martiri, dei confessori e dei giusti.

La ricorrenza divenne festa di precetto nell’835, quando il re dei Franchi Luigi il Pio, su richiesta di papa Gregorio IV e con il consenso dei vescovi, ne stabilì l’osservanza. Secondo l’antropologo James Frazer, la data potrebbe essere stata scelta anche per mantenere una continuità con il Samhain, antica celebrazione celtica legata al passaggio al nuovo anno e al ricordo delle anime dei morti. Da questa tradizione è considerata derivare anche la festa di Halloween.

Preghiera e ricordo dei defunti

Il 2 novembre è dedicato alla commemorazione dei defunti. La ricorrenza è preceduta, secondo la tradizione riportata nel testo, da un periodo di preparazione e preghiera in suffragio dei morti, iniziato il 24 ottobre e della durata di nove giorni. L’idea di ricordare tutti i defunti sarebbe ispirata a un rito bizantino celebrato il sabato precedente alla domenica di Sessagesima, tra la fine di gennaio e febbraio.

In Italia, nel giorno dedicato ai defunti, è consuetudine visitare i cimiteri, portare fiori e lumini sulle tombe e raccogliersi in preghiera. In Piemonte, e in particolare nella Granda, le usanze popolari conservano il ricordo di gesti legati al ritorno simbolico delle anime nelle case. Nelle campagne, la sera di Ognissanti si lasciava la tavola apparecchiata dopo la visita al cimitero, affinché i defunti potessero rientrare e banchettare. Il suono delle campane annunciava il ritorno dei vivi nelle abitazioni e, secondo la credenza, indicava alle anime il momento di allontanarsi.

I sapori della tradizione langarola

La serata poteva concludersi con la recita del rosario tra parenti e con una cena in famiglia. Tra i piatti associati alla notte di Ognissanti c’è la Cisrà, zuppa tipica della terra di Langa preparata con ceci e verdure, a cui si aggiungono costine di maiale o trippa.

Secondo la tradizione, la zuppa veniva offerta calda dalla Confraternita dei Battuti ai pellegrini diretti nei paesi di Langa e Roero per partecipare alle funzioni religiose e visitare l’ultima fiera autunnale prima dell’inverno. A fine pasto si consumavano gli os d’ mort, piccoli biscotti alle nocciole dalla forma che richiama una tibia, pensati come omaggio agli antenati e come dolce conclusione del ricordo.