Dibattito nazionale

Più formazione e innovazione per rilanciare il lavoro

La lettera di Franco Giordano contesta l’indirizzo esclusivo verso percorsi tecnici per rispondere alle carenze occupazionali

Più formazione e innovazione per rilanciare il lavoro

Franco Giordano interviene nel dibattito sulle difficoltà occupazionali dei giovani e sulle scelte formative, prendendo posizione contro l’idea che la risposta ai problemi del lavoro consista soprattutto nel ridurre l’orientamento verso gli studi universitari. La lettera, inviata ai giornali e pubblicata su richiesta dell’autore, nasce dalle recenti riflessioni di Flavio Gastaldi, ex deputato della Lega e sindaco di Genola, sul futuro professionale dei ragazzi.

Secondo Giordano, una posizione simile era già stata espressa alcuni anni fa da Mauro Gola, allora presidente di Confindustria e oggi presidente della Fondazione CRC, in una lettera aperta alle famiglie cuneesi chiamate a scegliere il percorso scolastico dei figli. In quel caso, sostiene l’autore, l’invito era a privilegiare un accesso più rapido al mondo del lavoro, anche attraverso la formazione tecnica e professionale, invece di puntare su un percorso scolastico più lungo che potesse condurre all’università.

La lettura del mercato del lavoro

La carenza di artigiani e operai, osserva Giordano, rappresenta un dato reale, ma non può essere considerata separatamente dal quadro complessivo del Paese. L’autore critica quindi l’idea di utilizzare la difficoltà delle imprese nel reperire alcune professionalità come argomento per scoraggiare, direttamente o indirettamente, la prosecuzione degli studi.

La tesi sostenuta nella lettera è che il problema dell’Italia non sia la presenza di troppi laureati. Al contrario, il Paese, secondo Giordano, presenta ancora un numero di laureati inferiore rispetto alla media europea. La difficoltà principale sarebbe invece legata a un sistema produttivo antiquato e non adeguato alle trasformazioni economiche e tecnologiche. In questo contesto, molti giovani con una formazione universitaria sono costretti a cercare opportunità all’estero, proprio per la mancanza di sbocchi professionali coerenti con le loro competenze.

Per l’autore, dunque, non è sufficiente formare nuove leve destinate a coprire le mansioni oggi più difficili da reperire. Servirebbe un cambiamento più ampio, capace di modernizzare le attività produttive e di creare occasioni di lavoro qualificate. La disponibilità di artigiani e operai, pur importante, non dovrebbe essere contrapposta alla necessità di aumentare il livello generale dell’istruzione.

Scuola, formazione e futuro

Giordano considera inoltre sbagliato presentare la scelta di una scuola tecnica o professionale come alternativa alla formazione universitaria. I diversi percorsi, sostiene, dovrebbero essere valutati senza gerarchie rigide e all’interno di una strategia più ampia, che affronti anche il fenomeno della dispersione scolastica precoce.

Nella parte conclusiva della lettera, l’autore richiama il valore dell’istruzione non soltanto come strumento per ottenere un reddito, ma anche come mezzo per comprendere la realtà e affrontare problemi complessi. La formazione, in questa prospettiva, dovrebbe fornire competenze utili lungo tutto l’arco della vita, in un contesto sociale e professionale in continua evoluzione.

Il testo si chiude con una riflessione polemica sulle concezioni che, in passato, hanno indicato alle giovani donne il matrimonio con un uomo ricco come soluzione per il futuro, invece dello studio. Da qui la domanda finale di Giordano sulla possibilità di trovare una prospettiva per il Paese, attraverso scelte capaci di coniugare istruzione, innovazione e sviluppo.