Dal 3 settembre l’Unione europea non autorizza più l’ingresso di una serie di prodotti di origine animale provenienti dal Brasile, quando non risultano garantite condizioni equivalenti a quelle richieste alle imprese europee. Tra gli alimenti interessati figurano carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura.
La decisione è stata accolta come un risultato da Coldiretti e Filiera Italia, che da tempo chiedono l’applicazione del principio di reciprocità nelle politiche commerciali europee. L’obiettivo dichiarato non è limitare gli scambi internazionali, ma contrastare una concorrenza ritenuta sleale: agli allevatori dell’Unione vengono imposti standard stringenti, mentre prodotti realizzati secondo regole differenti possono arrivare sul mercato europeo.
Il principio della reciprocità
Per Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo, lo stop rappresenta un passaggio importante per la tutela del reddito agricolo e della salute dei consumatori. Il dirigente sottolinea che agli allevatori europei sono richiesti investimenti e adempimenti sulla tracciabilità, sul benessere animale e sulla sicurezza alimentare.
Secondo Nada, gli stessi obblighi non possono venire meno quando le merci arrivano da migliaia di chilometri di distanza. La misura, sostiene il presidente, contribuisce a difendere le razze autoctone, il lavoro degli imprenditori agricoli e le garanzie per chi acquista alimenti sul mercato europeo.
Le richieste per le future importazioni
La decisione comunitaria arriva dopo le denunce e le mobilitazioni promosse da Coldiretti e Filiera Italia. L’Unione europea ha verificato la capacità del sistema brasiliano di rispettare le norme comunitarie, escludendo il Paese dall’elenco degli autorizzati per alcune categorie di prodotti di origine animale.
Francesco Goffredo, direttore di Coldiretti Cuneo, definisce il commercio un’opportunità solo quando si svolge in condizioni eque. Per questo chiede che il criterio adottato nei confronti del Brasile venga esteso anche ad altri casi, citando il grano canadese trattato con glifosato in fase di preraccolta, secondo pratiche non consentite agli agricoltori italiani.
La richiesta dell’organizzazione è quindi quella di trasformare il provvedimento in un principio generale: stessi obblighi, controlli equivalenti e identiche garanzie per tutti gli alimenti destinati alle tavole dei cittadini europei.