Giorgio Maria Bergesio, senatore della Lega e responsabile del dipartimento Agricoltura del partito, interviene nel dibattito sul rapporto tra agricoltura e tutela dell’ambiente. In una nota, il parlamentare contesta le dichiarazioni di Stefano Feltri, pronunciate su La7, che avrebbero definito gli agricoltori come "inquinatori sussidiati".
Secondo Bergesio, il confronto sulle politiche ambientali deve partire dai dati ed evitare interpretazioni parziali. Una descrizione di questo tipo, sostiene il senatore, rischierebbe di penalizzare un comparto considerato essenziale per l’economia italiana e di restituire una rappresentazione distorta del lavoro svolto da imprese e famiglie agricole.
Il richiamo ai dati sulle emissioni
Nel suo intervento, Bergesio richiama le rilevazioni dell’ISPRA, secondo cui le emissioni del settore agricolo hanno registrato una riduzione rispetto al 1990. Il senatore riconosce che esistono ulteriori margini di miglioramento e che il percorso verso una maggiore sostenibilità deve proseguire, ma respinge l’idea che il mondo agricolo possa diventare il principale bersaglio delle politiche ecologiche.
La posizione espressa dalla Lega è che la transizione debba essere accompagnata da interventi capaci di sostenere le aziende nel cambiamento. Bergesio sottolinea che gli agricoltori non chiederebbero sconti sul piano della responsabilità ambientale, ma il riconoscimento degli investimenti e degli sforzi compiuti quotidianamente per mantenere attivi i territori rurali.
Il ruolo nella filiera agroalimentare
Nella nota viene inoltre citata la legge n. 24 del 2024, con la quale, secondo il senatore, il Governo avrebbe riconosciuto la figura dell’agricoltore come "custode dell’ambiente". Bergesio collega questo ruolo alla cura del territorio, al contrasto dell’abbandono dei suoli e alla continuità delle attività nelle campagne.
Il parlamentare richiama anche il peso economico della produzione primaria all’interno della filiera agroalimentare, che comprende agricoltura, trasformazione, distribuzione e Made in Italy sui mercati internazionali. Il valore complessivo indicato nella nota è di oltre 700 miliardi di euro.
Tra gli strumenti richiamati c’è ColtivaItalia, indicato come una delle misure con cui sostenere innovazione, sostenibilità e ricambio generazionale. Bergesio precisa che, nella sua lettura, non si tratterebbe di sussidi a fondo perduto, ma di investimenti destinati alla continuità produttiva e alla sicurezza alimentare. La sfida ambientale, conclude, dovrebbe essere affrontata insieme alle aziende agricole, riconoscendone il ruolo nella cura del Paese.