Commiato vicino

Sei Unioni montane chiedono camere mortuarie aperte a tutti

Alla Regione Piemonte viene domandato di rimuovere il vincolo che limita l’accoglienza ai soli residenti nelle strutture.

Sei Unioni montane chiedono camere mortuarie aperte a tutti

Consentire alle strutture socio-sanitarie e assistenziali di accogliere, per il periodo di osservazione e per l’ultimo saluto, anche le salme di persone che non erano ospiti della struttura. È la richiesta rivolta alla Regione Piemonte da sei Unioni Montane della provincia di Cuneo, che rappresentano complessivamente 86 Comuni.

L’iniziativa è stata promossa da Guido Giordana, presidente dell’Unione Montana Alpi del Mare e sindaco di Valdieri. Alla richiesta hanno aderito altre cinque Unioni Montane, che hanno sottoscritto la lettera inviata all’amministrazione regionale. L’obiettivo è superare un limite normativo ritenuto problematico soprattutto nei centri piccoli, medi e nei territori montani.

Le difficoltà per le famiglie

La questione riguarda la possibilità di affrontare il commiato in un luogo dignitoso, accessibile e vicino al paese di residenza. Non sempre, infatti, l’abitazione privata dispone degli spazi necessari per accogliere parenti e conoscenti durante la visita alla salma. Spazi ristretti, barriere architettoniche, assenza di ascensori e difficoltà di accesso per anziani e persone con disabilità possono rendere complessa l’organizzazione dell’ultimo saluto.

La realizzazione e la gestione di case funerarie private, inoltre, non risultano sostenibili in ogni Comune, anche per i costi elevati. Le famiglie possono così essere costrette a trasferire la salma in strutture lontane dal luogo di residenza, affrontando ulteriori spese e disagi in una fase particolarmente delicata.

La modifica alla normativa regionale

Le modifiche all’articolo 3 della legge regionale n. 15/2011, confluite nell’articolo 99 della legge regionale n. 9/2025, hanno previsto la possibilità di utilizzare case di riposo, strutture per anziani o persone con disabilità e altri luoghi idonei individuati dal Comune per l’accoglienza della salma durante il periodo di osservazione.

La disposizione vigente stabilisce tuttavia che, per l’accoglienza a cassa aperta, la persona deceduta fosse ospite della struttura. Secondo le Unioni Montane, questo vincolo crea una disparità: un centro dotato di locali adeguati può accogliere un proprio ospite deceduto, ma non un cittadino dello stesso Comune o di un territorio vicino morto nella propria abitazione o altrove.

La proposta chiede quindi di eliminare il requisito dell’ospitalità, consentendo l’accoglienza anche delle persone decedute che non risiedevano nella struttura. Le Unioni chiedono inoltre di indicare espressamente tra i luoghi ammessi le residenze sanitarie e assistenziali, comprese RSA, RA e RAA, e di garantire condizioni precise per sicurezza e volontarietà.

In particolare, l’accoglienza dovrebbe avvenire in locali idonei e dedicati, con il consenso dell’amministrazione della struttura, anche attraverso apposite convenzioni con i Comuni e nel rispetto delle prescrizioni igienico-sanitarie e di polizia mortuaria. La modifica non avrebbe l’obiettivo di imporre nuovi obblighi né di sostituire le case funerarie private, ma di offrire alle famiglie un’ulteriore possibilità.

Le sei Unioni Montane chiedono alla Regione di valutare con sollecitudine l’intervento normativo e di avviare un confronto con i sindaci. La finalità indicata è rendere disponibile un luogo di commiato prossimo ed economicamente sostenibile, senza subordinare l’accesso a una struttura idonea al fatto che la persona deceduta ne fosse ospite.