Sanità umanizzata

La figlia: «A Cuneo e Fossano hanno salvato mio padre»

La testimonianza dopo un lungo percorso tra rianimazione, riabilitazione e assistenza quotidiana

La figlia: «A Cuneo e Fossano hanno salvato mio padre»

Una lettera aperta per ringraziare il personale che ha assistito suo padre durante un lungo e difficile percorso sanitario. A scriverla è la figlia dell’uomo, colpito da un grave arresto cardiaco e seguito in diverse strutture tra Savona, Cuneo e Fossano. La donna ha scelto di rendere pubblica la propria esperienza per esprimere riconoscenza a medici, infermieri, operatori sociosanitari, volontari e addetti ai servizi ospedalieri.

Nel messaggio, indirizzato al direttore della testata, la figlia racconta che due mesi e mezzo prima il padre aveva avuto un infarto durato, secondo la sua testimonianza, 45 minuti senza battito. A permettere di tenerlo in vita sarebbe stato l’intervento di un anestesista di passaggio, che avrebbe continuato i tentativi di rianimazione attraverso il Dea e il massaggio cardiaco.

Il percorso tra gli ospedali

Da allora, la famiglia ha conosciuto reparti e procedure fino a quel momento sconosciuti. L’uomo è stato seguito all’Ospedale di Savona, al Santa Croce di Cuneo, al Carle di Confreria e all’Ospedale di Fossano. La figlia cita anche l’unità dedicata agli stati vegetativi, dove il padre prosegue il percorso assistenziale e riabilitativo.

Nella lettera vengono ricordate le attività quotidiane svolte per assisterlo: la fisioterapia, le cure per prevenire le piaghe e l’attenzione all’orientamento. Ogni giorno, davanti al letto, viene collocato un cartello con l’indicazione del giorno e del luogo, nella speranza che, in caso di risveglio, possa riconoscere dove si trova. Sono gesti semplici, osserva la donna, che acquistano un valore particolare nel rapporto con una persona gravemente compromessa.

Il ringraziamento al personale

La figlia descrive un’organizzazione attiva 24 ore al giorno, sette giorni su sette, in condizioni di lavoro difficili e con ritmi intensi. Nel suo racconto, il personale non si limita a svolgere le procedure necessarie, ma cerca di mantenere una relazione umana con il paziente.

La donna ricorda il modo in cui infermieri, operatori sociosanitari e medici si avvicinavano al padre prima di cambiarlo, medicarlo o aspirarlo, rivolgendogli una parola di saluto e chiedendogli pazienza. Per la famiglia, questi comportamenti hanno contribuito a preservarne la dignità durante una fase segnata dalla sofferenza.

Il messaggio si conclude con un appello a investire nella sanità e a valorizzare chi vi lavora. La figlia riconosce il peso dell’impegno quotidiano affrontato dagli operatori e definisce la loro dedizione decisiva nel percorso del padre, trasformando il ringraziamento personale in una riflessione più ampia sul ruolo dell’assistenza pubblica.