In aula

Quindici anni di violenze, madre testimonia a Cuneo

La giovane ha descritto controllo, minacce e paura davanti alla figlia minorenne.

Quindici anni di violenze, madre testimonia a Cuneo

Al Tribunale di Cuneo è iniziata la testimonianza della donna che accusa l’ex compagno, V.C., cittadino rumeno, di maltrattamenti in famiglia. Nel procedimento, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Meinardi e con il pubblico ministero Tommaso Pirfo, la giovane madre ha raccontato quindici anni di violenze, controllo e paura vissuti tra le mura domestiche.

Le accuse della donna

La relazione era iniziata nell’estate del 2009, quando lei aveva 17 anni e lui 23. Secondo quanto riferito in aula, già durante la convivenza nella casa dei genitori dell’uomo sarebbero cominciati insulti e aggressioni, alimentati da una gelosia ossessiva. La donna ha parlato di calci, pugni e colpi all’addome, oltre che di limitazioni nella vita quotidiana: non poteva fare la doccia o truccarsi perché il compagno sospettava che volesse incontrare altri uomini.

La situazione, sempre secondo la ricostruzione della vittima, sarebbe ulteriormente peggiorata nel 2022. Dopo un intervento allo stomaco subito nel 2020, l’uomo l’avrebbe colpita proprio nella zona dolorante. La donna, che lavorava in fabbrica, ha inoltre descritto il controllo del telefono e delle sue comunicazioni. "Mi controllava sempre il telefono", ha riferito, spiegando che il compagno sarebbe riuscito anche a rimuovere il blocco del dispositivo.

Le presunte violenze sarebbero avvenute spesso alla presenza della figlia della coppia, oggi adolescente. La ragazza avrebbe cercato in alcune occasioni di difendere la madre, arrivando a fare da scudo, ma sarebbe stata a sua volta spinta. La minore, secondo quanto emerso, è stata affidata esclusivamente alla madre, mentre la potestà genitoriale del padre è stata sospesa. Per gli attacchi di panico sviluppati dopo anni di tensione, avrebbe iniziato un percorso con un neuropsichiatra e con il supporto di un centro antiviolenza.

La denuncia e il processo

Un episodio decisivo sarebbe avvenuto poco prima di Natale del 2022, quando l’uomo avrebbe spinto la donna lungo le scale, costringendola a ricorrere al pronto soccorso. La prognosi fu di sette giorni. Dopo quell’aggressione, madre e figlia avrebbero iniziato a chiudersi in camera da letto durante la notte, mentre l’uomo colpiva la porta con calci e pugni.

In un’altra occasione, la ragazza si sarebbe accorta che il padre aveva preso un coltello dalla cucina mentre la madre dormiva. La donna ha dichiarato di non aver denunciato subito per paura e di aver mantenuto il silenzio anche dopo aver riportato lividi alle braccia. La relazione si è interrotta tra la fine di agosto e l’inizio di settembre del 2023. Nell’ottobre dello stesso anno è stata presentata la denuncia formale.

La testimone ha riferito anche di presunte minacce di morte successive alla separazione e della presenza dell’uomo nelle vicinanze della sua abitazione. La figlia, secondo il racconto, non avrebbe più voluto andare dal padre perché stava male in sua compagnia. Il procedimento proseguirà con l’audizione di altri testimoni dell’accusa, tra cui gli agenti che hanno svolto le indagini e i professionisti che hanno seguito la donna e la ragazza.