Norme produttive

Riforma dell’artigianato, nuove prospettive per le imprese cuneesi

Il provvedimento supera alcuni vincoli e avvia il confronto tra istituzioni e Parlamento

Riforma dell’artigianato, nuove prospettive per le imprese cuneesi

Il Governo ha approvato in esame preliminare, il 28 ottobre, uno schema di decreto legislativo destinato ad aggiornare la legge quadro sull’artigianato del 1985. Il provvedimento, atteso da tempo dalle organizzazioni di categoria, dovrà ora affrontare il confronto istituzionale e parlamentare prima dell’approvazione definitiva.

A richiamare l’attenzione sulle possibili ricadute per il territorio è Claudio Sacchetto, consigliere regionale e presidente della Terza Commissione del Piemonte, competente anche in materia di artigianato. Secondo Sacchetto, la revisione delle regole potrebbe avere un rilievo particolare per la regione e per la provincia di Cuneo, dove il comparto conta oltre 17 mila attività.

Le novità previste

Tra gli interventi indicati nello schema figurano una maggiore flessibilità degli assetti societari e la possibilità di operare attraverso un massimo di tre unità locali artigiane, anche al di fuori della circoscrizione della Camera di commercio di riferimento. Il testo prevede inoltre una diversa organizzazione dei requisiti tecnico-professionali, con la possibilità di individuare un collaboratore come responsabile tecnico.

La riforma punta anche a valorizzare il maestro artigiano e la bottega-scuola, considerati strumenti per trasmettere competenze e mestieri alle nuove generazioni. L’obiettivo indicato dai promotori è consentire alle imprese di ampliare l’attività, assumere lavoratori, investire in nuove tecnologie e organizzarsi su più sedi senza perdere la qualifica artigiana, secondo le condizioni che saranno definite dal provvedimento e dalle misure collegate.

Il peso del comparto nel Cuneese

I dati citati nel Rapporto Cuneo 2026 della Camera di commercio fotografano la consistenza del settore nella provincia. Nel 2025 le imprese artigiane registrate nella Granda erano 17.101, pari al 26,6% del totale delle imprese provinciali e al 15,1% dell’intero comparto artigiano piemontese.

Nello stesso anno sono state registrate 1.182 nuove imprese artigiane e 1.161 cessazioni, con un saldo positivo di 21 attività. Le costruzioni rappresentano il 41,8% del comparto, gli altri servizi il 25,5% e l’industria manifatturiera il 22,4%. Per Sacchetto, questi numeri confermano il radicamento dell’artigianato nel tessuto economico cuneese e la necessità di accompagnare la crescita con formazione, accesso al credito, innovazione e ricambio generazionale.

Il percorso legislativo non è ancora concluso. Dopo l’esame preliminare del Consiglio dei ministri, lo schema dovrà ottenere l’intesa della Conferenza Stato-Regioni e i pareri delle Commissioni parlamentari competenti, prima di tornare al Consiglio dei ministri per il passaggio definitivo. La Commissione regionale e il Consiglio del Piemonte seguiranno l’evoluzione del testo, con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla definizione di una disciplina applicabile alle realtà produttive del territorio.