Vertenza industriale

Cordata italiana per l’ex Ilva: nuove speranze per lo stabilimento

Federacciai ha ricevuto mandato per verificare con il governo le condizioni di un intervento sugli impianti

Cordata italiana per l’ex Ilva: nuove speranze per lo stabilimento

Uno spiraglio si apre nella lunga crisi dell’ex Ilva. La possibile nascita di una cordata composta da imprese siderurgiche italiane interessate al rilancio degli impianti potrebbe avere conseguenze anche per lo stabilimento di Racconigi, in provincia di Cuneo, dove la produzione è ferma da ottobre e i lavoratori attendono ancora indicazioni sul futuro del sito.

La manifestazione di interesse

La novità arriva da Federacciai. Il Consiglio di presidenza, riunitosi lunedì 10 agosto, ha dato mandato al presidente Antonio Gozzi di trasmettere agli enti competenti una manifestazione di interesse per conto di un gruppo di aziende disponibili a partecipare a un’iniziativa finalizzata alla ripresa e al rilancio degli impianti non interessati dal blocco dell’area a caldo conseguente all’ordinanza della Corte d’Appello di Milano.

Ad altri operatori potrebbe aggiungersi nei prossimi giorni. L’interesse, tuttavia, è subordinato alla verifica di una serie di condizioni considerate necessarie per rendere possibile un intervento industriale. Gozzi dovrà quindi confrontarsi con il governo per accertare l’esistenza dei requisiti indispensabili alla cordata.

Il passaggio non equivale ancora a una soluzione concreta, ma potrebbe modificare lo scenario di una vertenza che coinvolge direttamente anche il territorio cuneese. Tra gli stabilimenti dell’ex Ilva, quello di Racconigi si trova infatti in una situazione particolarmente delicata: l’attività produttiva è sospesa da mesi e non è stata definita una prospettiva certa di ripartenza.

Il futuro del sito cuneese

L’ultimo confronto sul futuro del gruppo a cui aveva partecipato anche la Regione si era svolto a giugno a Novi Ligure, durante un tavolo dedicato agli stabilimenti piemontesi. In quella sede la Fiom aveva espresso preoccupazione per l’assenza di una prospettiva industriale. A rappresentare il sindacato era stato Domenico Calabrese, componente della segreteria della Fiom cuneese.

Il sindacalista aveva evidenziato come i diversi stabilimenti di Acciaierie d’Italia non si trovassero nella stessa condizione e come, in particolare, a Racconigi non si lavorasse ormai da mesi. La Fiom aveva ribadito la preferenza per la vendita dell’intero gruppo, ritenendo difficile immaginare il futuro del sito attraverso una cessione separata. Il passaggio dal ciclo produttivo integrale al ciclo corto avrebbe inoltre penalizzato in modo particolare lo stabilimento.

Oggi i lavoratori rimasti sono 76, contro i circa 300 di un tempo. Per loro l’incertezza riguarda sia l’eventuale individuazione di un nuovo proprietario sia la sostenibilità economica di un periodo di inattività che si prolunga da mesi.

A giugno la Fiom aveva chiesto alla Regione di intervenire nei confronti del governo e di sollecitare un confronto a Palazzo Chigi sulla trattativa per il futuro dell’ex Ilva. Il sindacato aveva inoltre proposto percorsi di formazione in grado di garantire un’integrazione al reddito durante la fase di fermo. Il presidente della Regione Alberto Cirio aveva manifestato una prima apertura, ipotizzando anche il coinvolgimento di Fondazione Industriali.

La prospettiva della cordata è emersa durante il tavolo convocato al Mimit la settimana precedente, al quale avevano partecipato, oltre a Confindustria e Federacciai, rappresentanti di gruppi siderurgici come Marcegaglia, Acciaierie Venete, Pittini, Feralpi, AFV Acciaierie Beltrame, Danieli e Ferriera Valsabbia.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini aveva parlato della possibilità di valutare un’iniziativa italiana per preservare e rilanciare l’industria di base del Paese. La disponibilità di Federacciai è ora indirizzata alla verifica delle condizioni necessarie. Per Racconigi, dunque, non c’è ancora una ripartenza né una certezza sul destino dello stabilimento. Per i lavoratori, però, l’ingresso di nuovi soggetti industriali rappresenta una possibilità da esaminare. L’esito dipenderà dalle condizioni che il governo riuscirà a garantire e dalle scelte degli eventuali investitori.