Il 19 agosto 1391, la città di Cuneo affrontò una delle minacce più gravi ricordate dalla sua storia medievale. Davanti alle mura si presentarono gli Armagnacchi, compagnie di ventura provenienti d’Oltralpe e note per le scorrerie e i saccheggi. L’obiettivo era entrare nel borgo e piegare la resistenza degli abitanti.
L’avanzata verso le mura
Gli assalitori si avvicinarono con bandiere, stendardi e artiglierie, mostrando l’intenzione di sferrare un attacco. La notizia della loro avanzata provocò la reazione immediata della popolazione. Secondo la cronaca quattrocentesca tramandata da Giovan Francesco Rebaccini, i Cuneesi decisero di non attendere il nemico all’interno della cinta difensiva, ma di uscire e affrontarlo.
Dato il segnale dalla torre, i difensori lasciarono la città attraverso la porta di Cervasca e marciarono verso l’area compresa tra Cuneo e il fiume Stura. Fu in quella zona che ebbe inizio lo scontro. I cittadini combatterono con decisione e riuscirono ad avere la meglio sugli Armagnacchi, costringendoli alla fuga. La cronaca riferisce di numerosi nemici uccisi e della cattura delle bandiere appartenute ai principali capitani della compagnia.
I vessilli nella chiesa di San Francesco
Le insegne conquistate furono portate nella chiesa di San Francesco, dove rimasero esposte a lungo come testimonianza della vittoria. Il luogo divenne anche la sede della memoria dei caduti: i morti dello scontro vennero sepolti nel chiostro della stessa chiesa.
La battaglia non si concluse però con la sola fuga degli Armagnacchi. Alcuni di loro trovarono rifugio in una fortificazione, dove riuscirono inizialmente a resistere all’attacco dei Cuneesi. Dopo l’inseguimento, la bastia fu conquistata e rasa al suolo. Il racconto tramandato dalla cronaca lega così la difesa della città alla conservazione dei vessilli e alla distruzione dell’ultimo punto di resistenza degli assalitori.