Territori fragili

Il presidio agricolo aiuta a prevenire gli incendi

Tra abbandono rurale, manutenzione dei suoli e propagazione delle fiamme

Il presidio agricolo aiuta a prevenire gli incendi

La prevenzione degli incendi boschivi comincia molto prima dell’intervento sul fuoco, attraverso la cura dei campi, dei pascoli e delle aree rurali. È la posizione espressa da Marco Bozzolo, presidente provinciale di Cia Agricoltori italiani di Cuneo, nel dibattito sugli incendi che durante l’estate hanno colpito diverse zone del Piemonte, soprattutto in montagna.

Secondo Bozzolo, caldo estremo, siccità prolungata e precipitazioni insufficienti hanno favorito la propagazione delle fiamme, ma le condizioni meteorologiche rappresentano soltanto una parte del problema. L’altra componente, sostiene il presidente dell’associazione agricola, è legata all’abbandono progressivo delle aree rurali e alla conseguente riduzione della presenza umana.

Il ruolo dell’agricoltura

Cia Cuneo condivide l’analisi secondo cui la perdita del presidio agricolo e umano, in particolare nelle zone interne e montane, abbia reso il territorio più vulnerabile. Si tratta, secondo Bozzolo, di una trasformazione strutturale che negli ultimi decenni ha modificato il paesaggio italiano. Quando le aree rurali si spopolano, diminuiscono anche le attività di manutenzione e la capacità di intervenire sulle condizioni che possono favorire un incendio.

I dati richiamati nel documento descrivono una crescita della superficie forestale italiana, quasi raddoppiata nel tempo da circa 6 a 12 milioni di ettari, pari a circa il 40% del territorio nazionale. Nello stesso periodo, però, le aziende agricole sono diminuite del 64% e la superficie agricola utilizzata si è ridotta di oltre il 20%. Per Cia Cuneo, il maggiore sviluppo dei boschi non coincide automaticamente con una migliore tutela ambientale se non è accompagnato da una gestione costante.

Agricoltori e allevatori, osserva Bozzolo, non svolgono soltanto un’attività produttiva: mantengono aperti i terreni, gestiscono i pascoli, curano i margini delle aree coltivate, presidiano i sentieri e contribuiscono a contenere il rischio di propagazione delle fiamme. La scomparsa di queste attività comporta quindi anche una perdita di controllo e di manutenzione del territorio.

Le misure indicate

La strategia indicata dall’organizzazione parte dalla prevenzione. Tra gli interventi citati figurano la selvicoltura preventiva, la gestione della vegetazione, il recupero delle aree abbandonate e la cura delle zone di passaggio tra boschi e centri abitati. L’obiettivo è ridurre le condizioni che rendono più probabile lo sviluppo degli incendi, senza limitarsi alle operazioni di spegnimento.

Per contrastare lo spopolamento, Cia Cuneo chiede inoltre politiche pubbliche capaci di sostenere il recupero delle terre abbandonate, le piccole aziende agricole e l’allevamento estensivo. Nel quadro delle risorse nazionali ed europee, l’associazione richiama anche il ruolo della Politica agricola comune e propone incentivi per le pratiche in grado di ridurre il carico di materiale combustibile, insieme ad alternative sicure all’abbruciamento nei periodi di maggiore rischio.

La posizione di Bozzolo è che la tutela delle aree montane non debba essere impostata come una scelta tra boschi e agricoltura. La sfida, conclude il presidente di Cia Cuneo, consiste nel costruire un equilibrio tra foreste, attività agricole, allevamento e presenza umana, così da rendere il territorio più curato e meno esposto agli incendi.