Solidarietà

Il rene donato a Nino dopo 15 anni di dialisi

Flavia Lusso ripercorre la malattia del marito, l’attesa e l’attività nelle scuole per diffondere la cultura del dono.

Il rene donato a Nino dopo 15 anni di dialisi

Nino Cervella era nato nel 1942 a Margarita e aveva scelto di diventare insegnante di scuola elementare, come la moglie Flavia Lusso, sposata nel 1971. Poco dopo il matrimonio sono comparsi i primi problemi di salute: l’ipertensione, alcune complicazioni legate a granulomi dentali e una grave compromissione della funzionalità renale. Un rene, già atrofizzato, era stato rimosso; l’altro era stato colpito da un tumore e anche in questo caso si era resa necessaria l’asportazione.

Dal 1974 Cervella ha iniziato la dialisi. All’inizio il trattamento veniva effettuato durante la notte, poi la frequenza è aumentata fino a tre sedute pomeridiane alla settimana. Per complessivi 15 anni la malattia ha condizionato la quotidianità della famiglia, senza però interrompere l’attività professionale dell’uomo. Flavia, nel frattempo, ha imparato ad assisterlo anche nella dialisi domiciliare, una pratica allora ancora poco diffusa nel Cuneese.

La chiamata attesa per anni

La coppia si era iscritta all’ANED, l’Associazione nazionale emodializzati, e aveva cominciato a incontrare gli alunni delle scuole elementari per parlare della donazione degli organi. La famiglia doveva organizzare le giornate attorno alle cure, anche con l’aiuto dei parenti e dei genitori di Flavia, mentre i coniugi crescevano la loro figlia.

La svolta è arrivata il 10 agosto 1989, quando è stata comunicata la disponibilità di un organo compatibile. Flavia e la figlia si trovavano al mare e non avevano un telefono con cui essere contattate direttamente. Nino, che era dalla madre, ha ricevuto la telefonata. Un fratello ha raggiunto le due donne per accompagnarle, mentre un altro ha portato Cervella a Torino, dove è stato eseguito il trapianto di rene.

L’intervento ha restituito alla sua vita una maggiore libertà. Nino e Flavia hanno viaggiato in diversi Paesi, dall’America allo Sri Lanka. Nel 1991, tuttavia, l’uomo ha subito l’amputazione di una gamba, dopo anni segnati dalla malattia e dalla dialisi. Con il pensionamento ha scelto di dedicare tempo alla sensibilizzazione, entrando nell’AIDO e partecipando a incontri nelle scuole e in Municipio per spiegare il valore della donazione.

La gratitudine e l’impegno

Secondo il racconto della moglie, Nino non si è mai lasciato abbattere. Durante il periodo di dialisi passava tra i letti degli altri pazienti per invitarli a iscriversi all’ANED. Dopo il trapianto ha continuato a considerare quell’organo come un dono da onorare attraverso l’impegno verso gli altri e la diffusione di informazioni su un tema che, soprattutto in passato, suscitava paure e incomprensioni.

Il rene ricevuto nel 1989 ha continuato a funzionare per 34 anni. Cervella è morto nel dicembre del 2023, ma fino all’anno precedente accompagnava ancora i nipoti a ginnastica e a danza, frequentava la parrocchia e collaborava alle iniziative dell’AIDO. Flavia ha spiegato che, per chi attende un trapianto renale, la dialisi può consentire di sopravvivere, ma al prezzo di molte limitazioni. L’intervento ha permesso al marito di recuperare una quotidianità più ampia, fatta di lavoro, viaggi, famiglia e impegno sociale.

Nel ricordare il donatore, la donna parla di una gratitudine inesauribile e di una preghiera per la famiglia che, nonostante una perdita grave, ha compiuto quel gesto. Non è mai stato possibile sapere da dove provenisse il rene: l’ipotesi che potesse appartenere a un giovane motociclista morto a Parma è rimasta soltanto una supposizione.

Oggi è Flavia a proseguire il percorso iniziato dal marito, andando nelle scuole e in parrocchia per raccontare la propria esperienza. Il suo messaggio è rivolto soprattutto alla necessità di affrontare il tema della donazione prima delle situazioni di emergenza, quando la sofferenza e la confusione possono rendere più difficile prendere una decisione. La storia di Nino, attraverso le parole della moglie, lega così il valore di un organo donato agli anni di vita, alle relazioni e alle attività che quel gesto ha reso possibili.